Di musicisti la cui opera è al di là di ogni possibile classificazione è pieno il mondo, anzi la cifra stessa è diventata un po' modaiola e stancante. Ma il bizzarro fisarmonicista Redfearn ha davvero pochi rivali, con i suoi Eyesores. Che suonano qui, nel disco con titolo preso a prestito da un celebre verso di Francesco D'Assisi come un incrocio tra i gruppi psichelici, space rock e kraut rock di un quarantennio fa (tutte faccende che il Nostro dichiara di aver avuto come ossessione, negli ultimi periodi) , l'indie rock emo attuale, il cabaret circense, certe crepuscolari e geometriche atmosfere da Repubblica di Ewimar, le spericolate e infinite digressioni strumentali in odore di progressive rock d'antan. Il tutto riesce miracolosamente a stare assieme, e a divertire parecchio: segno che la classe è tutta all'origine. E se non ci credete orecchio subito all'iniziale Fire Shuffle, che suona come una jam session tra i Neu e i Canned Heat. (Guido Festinese)


