Tranquilli, il titolo nulla a che fare con la (ri)elezione di Obama. Non si tratta dunque di disco a tema, come ha fatto Ry Cooder. Ma esattamente come il grande architetto sonoro di Buena Vista, Ian Hunter torna per impartire una lezione di tagliente, secco, lucido rock sporcato con sapienza di indolenti pieghe dylaniane. Lezione di stile che lascia stupiti ed affascinati. Ad esempio Fatally Flawed, seconda traccia: dai tempi di Creep dei Radiohead non sentivamo chitarre "accendersi" a quel modo. Quando poi andate a controllare, e scoprite che il Signor Mott the Hoople Ian Hunter ha settantatre inverni sulle spalle, si rimane belli smarriti: forever young, davvero. Altro che Mick Jagger. (Guido Festinese)


