Curioso destino quello dei Mudhoney: devono il loro successo soprattutto al primo singolo, Touch Me I'm Sick, fantastico esempio di garage-rock aggiornato per la scena grunge di Seattle; aggregati a quel movimento che avevano contribuito a creare (già con gli ottimi Green River, che comprendevano il cantante Mark Arm e pezzi dei futuri Pearl Jam), sono stati poi oscurati da giganti come Nirvana e Pearl Jam, restando estranei anche alle derive hard-rock à la Soundgarden. Il perché lo si capisce ascoltando il nuovo Vanishing Point: un disco che li riporta alle origini del loro suono, che ha sempre virato al garage, come detto, e poi soprattutto verso gli Stooges, che qui ricordano per le composizioni, le chitarre distorte e la voce di Arm, che sembra un incrocio tra Johnny Rotten e Iggy Pop; poco in linea, insomma, con il grunge degli anni '90, ma forse più apprezzabile oggi per il pubblico di nuove band Sub Pop come i Metz. La qualità della scrittura non è sempre eccelsa, ma nel complesso Vanishing Point è compatto, trascinante e divertente; e in alcune canzoni (What To Do With The Neutral, The Final Course, Sing This Song Of Joy) addirittura entusiasmante. (Marina Montesano)


