Detrattori e seguaci concordano su una cosa: i Flaming Lips, e i loro dischi, sono fuori dagli usuali canoni di ascolto/commento. I Flaming Lips, semplicemente, seguono una strada tutta loro che, a oggi, li ha portati da esordi rumorosamente indie rock a morbidi dischi di pop sinfonico; da esperimenti assortiti (Zaireeka che va suonato contemporaneamente su vari impianti) a concerti evento (con gigantesche palle da criceto e il cantante dentro). Fino a viaggi sonici lievemente connessi con la forma canzone (Embryonic). The Terror prosegue su quella strada: è un album coeso, uniforme, e sperimentale. Come dei moderni Pink Floyd (che i FL hanno di recente celebrato) stipano nel disco abbastanza melodie da restare pop, ma giocano le proprie carte sul versante dei suoni (elettronici, curati) e delle strutture. Un (altro) centro (disordinatamente) pieno. (Marco Sideri)


