L'ironia molto british è già nel titolo: gli "uomini canterini" proprio non ci sono, in questo bel disco che potrebbe mettere d'accordo diverse generazioni di entusiasti del prog e art rock. Diciamo dai fanatici del jazz rock e space rock che fu a chi non s'è perso le avventure di Ozric Tentacles e Tuatara, e prima dei Gong post David Aellen. Solo quattro lunghe cavalcate strumentali, che riescono al contempo ad essere quiete e sottilmente inquietanti, un po' come succedeva con le atmosfere del floydiano Wish You Were Here. Groove, spolverate di mellotron, le sei corde a dialogo col flauto, come nelle jam session stranite di metà anni Settanta. L'accordo intergenerazionale è anche nell'anagrafe dei coinvolti: a partire dal veterano Phil Manzanera, che con le volute straniate della sua chitarra rende omaggio più ai "suoi" Quiet sun che ai Roxy Music. E poi gente dai No Man, dai Monster e Slow Electric, per un lavoro che convince di più a ogni riascolto. (Guido Festinese)


