Bisogna essere all’altezza di un disco di Julia Holter. Mica ci si entra così, da sprovveduti. La giovane musicista ha, non da oggi, un elevatissimo tasso concettuale che accompagna i suoi lavori. Nelle interviste si legge che la svolta per Julia è stata scoprire John Cage (non Dylan o Bon Jovi). Questo Loud City Song prende le mosse da una scena nel musical Gigi e aggiunge deviazioni e riflessioni. Bene, per fortuna, Loud City Song è anche un grande disco, suonato nel punto esatto in cui sperimentazione e canzone classica s’incontrano. Entrando da sprovveduti in LCS si rimane avvolti dai passaggi quasi soul che arrivano improvvisi su malinconiche tracce vocali, dal fascino di certe nebbie dream pop, dalle orchestrine stonate che fanno capolino come flash back nebbiosi verso tempi lontani. Pretenzioso? Potete scommetterci. Ma più che attrezzato per esserlo. (Marco Sideri)


