Nel libretto di Popular Problems Leonard Cohen appare intento in un’operazione molto complessa, l’attenta lucidatura di un paio di scarpe; altrove, nella sua pagina Facebook lo troviamo, un po’ perplesso, a scrutare nel cofano aperto della sua auto… Devono essere questi i ‘problemi comuni’ che si trova ad affrontare ogni giorno, assieme a quello di recuperare le finanze sottrattegli da collaboratori scorretti. Forse quest’ultimo motivo ha spinto il cantautore e scrittore canadese far uscire questa raccolta a poco più di due anni e mezzo dal precedente Old Ideas. La profonda voce di Cohen è, come al solito accompagnata da tre voci femminili, quelle di Dana Glover, Charlene Carmon e Donna Delory,che offrono un bel contrasto armonico; le basi musicali sono responsabilità di Patrick Leonard, già al timone in Old Ideas e collaboratore, in passato di Madonna. A ottant’anni quasi compiuti, Cohen indugia ancora, ironicamente, sul sesso e la vita nell’iniziale ‘Slow’, tocca l’attualità permeata di guerre e carestia in ‘Almost Like The Blues’, scimmiotta l’easy listening con l’innocua, gradevole ‘Did I Ever Love You’ e si autocita nella conclusiva ‘You Got Me Singing’, una specie di ‘Bird On The Wire’ dei giorni nostri. Un disco riuscito, intensamente monocorde come ultimamente succede al canadese, specie nei dischi di studio, dove l’altro Leonard, Patrick, andrebbe forse sorretto da altri musicisti. Dedica obbligata al maestro di buddhismo zen Joshu Sasaki Roshi, scomparso quest’anno a 107 anni, di cui Cohen fu devoto allievo per cinque anni. (Fausto Meirana)


