Che la copertina sia sublime omaggio all'Otto Preminger di Anatomia per un delitto e allo Stan Ridgway di Anatomy già mi piace. Il moniker The Big White Rabbit è il moniker che cela l'arte di Max Sobrero, ultima spora positiva che parte da Screamin'Jay Hawkins, via Tom Waits e finanche il Nick Cave non ancor rincoglionito. A questo punto qualcuno smette di leggere la rece e va già da Gian. Per chi invece ancora non gli basta dirò che Wounds è splendido compendio di oscure canzoni sporcate di cabaret, criptoblues e catrame, specie in gola, non vorrei essere il suo otorino. Il lavoro si compone di 11 particolarissimi stimoli che solo lo snobismo di chi evita la nuova musica italiana cantata in inglese (mi ricorda qualcosa...) non riuscirà appieno ad apprezzare. Fosse uno straniero, anche solo che svizzero, si griderebbe al piccolo miracolo. Faccio come Alice, lo seguo nel suo incubo delle meraviglie, pardon, paese. (Marcello Valeri)


