Lo avevamo lasciato alle prese con il consueto, sontuoso suono elettrico con tanto di hammond, in bilico tra blues e rhythm and blues, la miscela che pratica con sapienza da un quarantennio. Adesso è tempo di una rimpatriata totale, a caccia di tutte le radici del gran mazzo di note che, tutte assieme, fanno il suono afroamericano. Il che significa swing, stride, accenni di country bianco perfino yodelizzato a dovere, naturalmente molto blues, e perfino un recupero eccellente come Evangeline della Band, che già quando fu composta sembrava avere sulla schiena un centinaio di preziosi anni. Ùn gran spolvero d'ospiti e strumenti a contornare la sapida pronuncia vocale e strumentale del “Duca”: a partire da una rediviva Maria Muldaur, Mary Flowe alla slide, Doug James magnifico baritonista, la Providence Mandolin Orchestra, e perfino una comparsata del grandissimo Jay McShann al pianoforte. Piatto ricco e gustoso, insomma, e adatto a molti palati. (Guido Festinese)


