Meraviglia delle meraviglie. Ci sono gruppi indie che hanno il tempo di un soffio concesso dagli dei del mercato, si affacciano, scompaiono. E chi ne perde è l'intelligenza musicale complessiva. No, non arrivavano dal Canada o dagli Usa i Soapkills. Erano libanesi di Beirut. Nel primo lustro del 2000, dunque giusto una decina d'anni, fa fecero uscire tre dischi di una bellezza nuda e sconvolgente. Una voce femminile sensuale come la carambola di una veste leggera appesa al sole, elettronica dosata con sapienza alchemica, schegge dub e trip hop ad avvolgere il tutto, echi di un medioriente che appaiono e si dissolvono. E quella sensazione di meraviglioso equilibrio tra pieni e vuoti che solo Bill Laswell, Brian Eno e Jah Wobble hanno saputo maneggiare senza ustionare la musica. Se non ne avete mai sentito parlare procuratevi questo “best”, che peraltro contiene due inediti. Non ve ne pentirete. Per la cronaca, Zeid Hamdan è poi finito anche tra le grinfie dei militari. Ma per fortuna è vivo. E Yasmina, l'altra metà, ha iniziato un'altra carriera a Parigi. Questo resta un sogno che ha lasciato ben più che tracce sconnesse e inarticolate. (Guido Festinese)


