Tricky ha fatto dischi eccelsi, dischi osceni e dischi medi. Questo è medio, per chiarire subito. Non ha la forza dirompente degli esordi, né la meraviglia distorta di certe sbandate (Angels With Dirty Faces); ma neppure è un pasticcio pseudo pop come tanti tentativi di mezza via. È un disco dove Tricky siede in cabina di regia: fa rappare e cantare gli altri, perlopiù, e si ritaglia il ruolo di burattinaio acido. Arriva a rovinare melodia con la sua voce cantilenante; architetta suoni rallentati e scuri che in tempi lontani si dicevano trip hop e oggi, nonostante tutto, lo sono ancora. Tricky è, possiamo dirlo senza problemi, un originale. I suoi dischi, tra alti e bassi, sono riconoscibili e personali. Alcuni sono belli, altri brutti, altri medi. Questo è medio. Ma, va detto, il medio di Tricky è proprio un bel medio; un medio più, ecco. (Marco Sideri)


