Cominciamo subito col dire che un altro disco incentrato sul repertorio di Sinatra non è esattamente quello volevamo da Dylan, ma le voci sempre più insistenti sulla dozzina di canzoni incise, sembra, in contemporanea a Shadows In The Night, sono state confermate dall’uscita di Fallen Angels; al primo ascolto, potrebbe sembrare (e forse è) una raccolta del ‘surplus’ di quelle sessioni, visto che la tracklist del primo lotto era più compatta, pensata ed omogenea e anche la copertina più intrigante di questa. Ma come sempre le differenze emergono a poco a poco, come il maggior spazio alle lievi percussioni di George Recile, quasi inudibili nel precedente capitolo ma ben riconoscibili qui, soprattutto in That Old Black Magic, o l’introduzione occasionale della viola, che Donnie Herron usa in alternativa alla steel guitar, strumento dominante anche questa volta. Complica un po’ le cose la scelta di alcuni dei brani più lontani dalla voce di Dylan come Skylark, It Had To Be You o Come Rain Or Come Shine, ma tant’è, facendo i migliori auguri di compleanno a Dylan, che compie settantacinque anni in questi giorni, prendiamo per buono anche questo esercizio di stile, sperando vivamente che l’operazione Frank finisca qui, e lo zio Bob riprenda in mano la penna, lo spartito e le cattive abitudini. (Fausto Meirana)



