Chi ricordasse il mix efficace di acustico ed elettronico dei precedenti episodi discografici di Beth Orton, per i quali qualcuno coniò il neologismo ‘folktronica’, potrebbe avere qualche difficoltà con Kidsticks, disco che coincide con il suo trasferimento a Los Angeles e vede come attori principali la stessa Orton alla voce e alle tastiere e Andrew Hung (Fuck Buttons) che cura un arsenale di aggeggi elettronici soprattutto percussivi. Il disco è incalzante e asciutto fin dai titoli (solo due contengono più di una parola) e gode della peculiare contrapposizione tra ritmo, elettronica e voce. Più volte le sonorità sintetiche richiamano stagioni e gruppi del passato recente, come il drum and bass dei Portishead, la felice vena cantautorale degli ultimi Everything But The Girl o persino il pop elettronico più commerciale e danzabile come in ‘1973’. In ‘Dawnstar’ poi, è riconoscibile la cifra stilistica degli Eurythmics di Annie Lennox e Dave Stewart. Solo nel finale le acque si calmano e il brano che dà il titolo al disco è, in controtendenza, poco più di una lieve ninna nanna per chitarra e percussioni. (Fausto Meirana)



