Un disco straordinario, e nella piena varietà di significati che l’aggettivo può avere. Per le circostanze dell’incisione, per i musicisti coinvolti, per gli esiti estetici superbi. Manu Delago è un musicista tirolese attivo inizialmente come batterista in formazioni rock, poi passato allo studio intensivo di uno strumento che sembra arrivare da un passato remoto, e invece è frutto di invenzione recente: lo handpan ( o hang), quella specie di ufo metallico che, percosso con le mani in vari punti, produce suoni intonati ovattati e piuttosto affascinanti. Bjork, Cinematic Orchestra e London Symphony Orchestra sono solo alcune delle collaborazioni di questo straordinario virtuoso dello strumento, che qui ha alzato l’asticella della sfida musicale a livelli estremi. Coinvolti nel suo progetto altri sei musicisti e un operatore, messi in spalla strumenti , provviste e tende, i sette hanno iniziato un trekking estremo sulle alpi, nella neve, ad altezze vertiginose. Ogni volta che una situazione suggeriva musica, i sette si fermavano, ed incidevano, mettendo in conto anche i rumori ambientali che inevitabilmente riverberavano nei microfoni, assieme a violoncello, tromba e trombone, fisarmonica, percussioni, a partire dallo hang, naturalmente: il suono del vento, dei ghiacciai, ad esempio. Il risultato sono otto tracce di una specie di etnojazz sapiente e suggestivo, in cui si avverte tutta l’urgenza di testimoniare quanto possibile, prima che il freddo e le difficoltà tecniche avessero il sopravvento. Esiste anche un documentario su questo progetto, scaricabile tramite il coupon accluso al cd. (Guido Festinese)


