A leggere la biografia di Blake Mills si può rimanere stupefatti: session man con Lana Del Rey, Paolo Nutini, Norah Jones, Zucchero (vabbè...), Conor Oberst ecc. ecc. Se poi si passa alla produzione ci sono anche John Legend, i Dawes, Fiona Apple, Laura Marling e molti altri. Nonostante il superlavoro, Mills, che ha poco più di trent’anni, trova anche il tempo per incidere dischi a suo nome; pochi, solo quattro in dieci anni. Prima di Mutable Set Mills era uscito con Look, un album strumentale piuttosto notevole, ma nulla a che vedere con le canzoni intimiste di questo nuovo disco. La selezione è un po’ dilatata e cinquanta minuti sono forse troppi, in più Mills non è certo un cantante che emerga con personalità dalla folla dei cantautori americani. Il tono sussurrato, che a volte lo accomuna a Elliott Smith è però servito benissimo dal lavoro di studio (vivamente consigliato l’ascolto in cuffia). Gli strumenti si confondono gli uni con gli altri, chitarre o tastiere che siano. La batteria è quasi assente e le atmosfere dilatate tanto che molti brani sono di cinque o più minuti. Un disco per chi ha tempo, silenzio e pazienza, ma che cresce ad ogni ascolto. Collaboratore d'eccezione nella composizione di alcuni brani è il cantautore Cass McCombs. (Fausto Meirana)




