
Un quartetto apparentemente bizzarro, tre strumenti e una macchina fotografica (una Leica per la precisione), con la quale Guy Le Querrec ha ritratto l’Africa a partire dal suo primo viaggio nel 1968. Da quelle immagini (il libretto ne propone circa un centinaio) nasce l’ispirazione per un disco di assoluta bellezza, tredici brani in cui risuonano le sonorità di un continente evocato dal contrabbasso di Henri Texier, dai tamburi di Aldo Romano e dai fiati (clarinetto, clarinetto basso e sax soprano) di un Louis Sclavis sempre più travolgente.
Dall’apertura sinuosa e affascinante di “Berbère”, alla veemenza di “African panther 69”, dal farsesco “Surreal politik” all’elegante “Viso di donna”, il jazz di questo affiatatissimo gruppo coinvolge e conquista senza mai un calo di tensione. (Danilo Di Termini)