Ci vuole lo stato d’animo adatto per l’ascolto dei novantuno minuti e sedici secondi del doppio album di uno dei pianisti più radicali della sua generazione (è nato nel 1960). Il primo cd è inciso dal vivo a New York con il suo abituale trio, Michael Bisio al contrabbasso e Whit Dickey alla batteria: un celeberrimo Ellington (“Take the A train”) e quattro brani dalla produzione del gruppo; il secondo in solitudine, ancora repertorio originale e uno standard (“Fly me to the moon”). L’atmosfera non muta: un pianismo dal rigore instancabile, che disseziona ogni titolo, senza nulla concedere alla platea. Eppure, nonostante le difficoltà, lo strano fascino di questo erede di Monk e Cecil Taylor (“The new fact” in apertura lo dichiara esplicitamente) si trasforma senza sforzo in piacere assoluto. (Danilo Di Termini)


