Non è più una giovane promessa, il contraltista indoamericano Rudresh Mahanthappa, ma una solida realtà di quel jazz del terzo millennio definitivamente approdato a sintesi (nei fatti, non nelle teorie) di mondi musicali che erano già implicite al proprio apparire, agli inizi del Novecento. La globalizzazione ha solo accelerato i processi, non ha fatto da innesco. Bird Calls gioca sull'ambiguità del titolo con grazia: può voler dire sia “richiami per uccelli” che “Bird -nel senso di Charles Parker- ci sta chiamando”. Valgono tutte e due, forse: l'estetica di Rudresh implica il bebop di Bird e la sua vertigine danzante sulle chiavi del sax, ma lo trascende in una festoso, implacabile scintillio “armolodico” e ornettiano che sembra mettere in conto, più che i dischi sacri delle avanguardie jazz, la tavolozza cromatica delle bande di fiati del Rajasthan. Adam O'Farrill alla tromba si adegua con virtuosistica ironia, la ritmica accetta e rilancia il tour de force. (Guido Festinese)


