Avete presente quelle conversazioni fra vecchi amici che si fanno più per il gusto di assaporare, ancora una volta, la prevedibile evoluzione di certi discorsi, approfondendo qualche particolare, che per avere sorprese o novità sconvolgenti? E’ quanto accade in questo bel disco, da assaporare in situazione quasi da pubblicità: poltrona, bicchiere di vino buono, se bevete, tabacco aromatico, se fumate. Se non fate nulla di tutto questo, peggio per voi. Vivrete un giorno di più, e quel giorno pioverà, come diceva Woody Allen. E’ stata l’etichetta discografica di Paolo Piangiarelli a dare la possibilità di fissare su cd questo incontro tra Phil Woods e Vic Juris. C’è più o meno una generazione di distanza tra i due: Woods è un signore più che ottantenne, Juris è sopra i sessanta. Il contralto di Woods non ha più la pirotecnica, parkeriana capacità di aggredire le note, ma rimane a tutt’oggi un esempio di eleganza cristallina nella costruzione del fraseggio, e un quid di deliziosamente asprigno s’è insinuato nel suono. Juris è un chitarrista non virtuoso, ma perfetto come costruttore di accoglienti trame armoniche, e occasionali interazioni solistiche. Repertorio assai nostalgico, nella scelta dei temi, ma anche elegante. (Guido Festinese)


