Quasi in contemporanea alla notizia della scomparsa di Ornette Coleman è uscito Oltre il confine, il nuovo lavoro di uno dei più creativi musicisti italiani, il chitarrista Lanfranco Malaguti. E forse del modo futuribile di Ornette dove fluttuavano i confini della tonalità, e tutto poteva essere usato, purché garantisse un surplus di espressione ed approccio emozionale la musica di Malaguti è erede diretta. Nel corso degli anni Malaguti ha sempre più disancorato le sue composizioni dalla mera scrittura di temi con variazioni: adesso è una sorta di pulsazione vitale e costruita sull'interplay, un po' come certi affondi di Henry Threadgill, dove l'ancoraggio alla tonalità è residuale, e contano invece i frutti delli'intesa tra musicisti, costruita, immaginiamo, più guardandosi negli occhi che sbirciando partiture. C'è di più, anche: perché certi tormentati eppure misteriosamente rassicuranti profili melodici sembrano rimandare ad una stagione aurea del tardo art rock continentale: parliamo degli Henry Cow e del rock in opposition, per via di quella dimensione di straniato camerismo che il gruppo inglese praticava, e Malaguti ripercorre magari senza neppure accorgersene. Stavolta accettando la sfida di introdurre uno strumento che non è certo usato, in genere, come arnese principe dell'improvvisazione, la fisarmonica. E poi, Oltre il confine è un titolo che sarebbe piaciuto ad Ornette, diciamocelo. (Guido Festinese)


