Non è uno che sgomita o grida per farsi notare, il pianista genovese Andrea Pozza. Non è un presenzialista, non gli interessa fare il simpatico ad oltranza o il piacione comunicativo. Se deve dire qualcosa, lo dice con un mezzo sorriso gentile sulle labbra, e un tocco sul pianoforte che non ammette repliche sprezzanti: c'è, e basta. Da qualche tempo Andrea Pozza, dopo aver tra l'altro fatto parte anche del gruppo di Enrico Rava predilige la formula del trio,che qualcuno considera un logoro arnese della storia del jazz, e qualcun altro più attento verifica essere, anno dopo anno, una delle armi segrete continue della bellezza del jazz vero. Come succede qui: Pozza accanto ha l'inglese Andrew Cleyndert al contrabbasso (cavata morbida, presente, gonfia di armonici) e l'amico americano di tante avventure Mark Taylor alla batteria, uno che con grazia assoluta tiene ricami di ritmi impossibili. Si viaggia tra Monk e Corea, Strayhorn e Bud Powell, ma forse il cuore segreto batte già nel titolo: Johan Sebastian Bach, omaggiato con la “Siciliana” in jazz, e quello delle Variazioni Goldberg, parafrasato in minore nel Tango For Sebastian. Gran disco. (Guido Festinese)


