Nel 2015 durante una residenza a Marciac (sì, ci sono paesi che offrono residenze ad artisti per portare a compimento progetti musicali!) il giovane sassofonista Emile Parisien concretizza in un concerto l’idea di un quintetto trans-generazionale (e trans-nazionale), dai 72 anni del pianista tedesco Joachim Kühn ai 30 del batterista portoghese Mario Costa. “Sfumato”, rivelazione 2016 per la critica transalpina, è una conseguenza (fortunatamente) inevitabile: un “Preambule” delicato e un brano più swingante - “Poulp” - in quintetto con il chitarrista Manu Codjia e il contrabbassista Simon Tailleu, ci conducono al cuore del disco, una suite in tre parti (ampliamento di un brano già inciso in passato da Parisien), “Le clown tueur de la fête foraine”, nel quale si aggiungono anche il clarinetto basso di un grande vecchio della musica francese, Michel Portal, e il giovane accordeonista Vincent Peirani. L’atmosfera iniziale da fiera di paese è contraddetta dal secondo movimento, che ben esemplifica la traduzione, “Il pagliaccio assassino del Luna Park”, per una vera e propria pièce teatrale in tre atti. Il “Duet for Daniel Humair” (del cui quartetto Parisien è un membro stabile), tratteggia (in neretto) una delle grandi ispirazioni del disco; l’altra è senza dubbio Ornette Coleman di cui non a caso Kühn è stato uno dei rari pianisti a condividere il palco. Disco eccellente a cui forse manca solo una grande composizione per diventare imperdibile. (Danilo Di Termini)


