Mentre sto servendo il primo cliente della settimana ne entra un altro, si posiziona vicino al banco lateralmente e mi guarda, quando il primo se ne va, lui continua a guardarmi con aria interrogativa e mi rivolge una domanda "E quindi?". "Quindi, cosa?", ribatto piuttosto duramente. È appena incominciata la settimana, il primo cliente non ha comprato, il secondo mi apostrofa con un "e quindi?", la risposta dura è inevitabile e lo spiazza, cerca di rimediare, "Il negozio dell'usato non apre?", gli indico l'orologio "Che ore sono?", "Le 9.10", "Appunto, di là aprono alle 9.30", non desiste "E io cosa ne so, sei tu che devi dirmelo", "No, c'è scritto sulla porta". Lui è un mimo e probabilmente quel "e quindi?" con tutta la messinscena (ingresso, posizionamento, sguardo) fa parte della sua arte e io non l'ho capito.
Messo in fuga lui, entra il terzo cliente, sono le 9.19 e lui mi saluta con "Buona sera". Bell'inizio...
La chiusura è più triste. Non poteva mancare lo Springsteen's Fan, "Dove eri? In biblioteca a scrivere il tuo libro?", "No, non lo faccio più", "Come mai?", "Me lo hanno rubato, è la terza volta, ma questa volta smetto, non mi è rimasto niente. Avevo deciso di cambiare stazione per dormire, ho lasciato Brignole e sono passato a Principe, ho sbagliato, nella notte mi hanno rubato la borsa dove c'era quello che avevo scritto". Se ne va molto abbattuto, ma rassegnato, rattristando anche me.
p.s. Oggi è giovedì, non è più passato.

