Con i suoi 31 anni compiuti lo scorso 15 febbraio, giorno di lancio di The People's Keys, Conor Oberst è già un veterano della scena musicale; nel 2002 usciva infatti Lifted, il disco che cominciò a dare notorietà al suo progetto Bright Eyes, e che da molti è ancora considerato la sua prova migliore. Negli anni successivi l'immersione in un suono più ancorato alla tradizione americana ne ha in qualche modo cambiato il profilo. Il nuovo LP potrebbe sembrare una somma delle esperienze maturate sinora: echi dei primi dischi, che non si ascoltavano da tanto, fanno capolino in brani come Approximate Sunlight (il migliore della raccolta) e Ladder Song; altrove, alcuni cenni rinviano al sottovalutato Digital Ash in a Digital Urn, uscito nel 2005 insieme al più celebrato I'm Wide Awake, It's Morning. L'insieme ha però una sua unità e la qualità della scrittura non delude, anzi il parziale ritorno al passato significa anche un ritorno a una dimensione più personale, meno di genere. (Marina Montesano)






