Sono sempre loro. La più mostruosa macchina da musica del rock tedesco è nuovamente in pista, a distanza di due anni da C'est Com... Com... Compliqué (che uscì anch'esso per la Bureau B). Manipolazione di nastri, improvvisazione, assemblaggi, strutture aritmiche, un uso sempre innovativo dei sintetizzatori, rimandi space folk, art rock elettronico e sperimentale: in un momento di decisa rinascita del kraut rock, è come se i Faust avessero deciso di ribadire che il genere l'hanno inventato loro. Tra rumorismo alla Velvet Underground ed echi ambient stile Can, tra dissacrazione e decostruzionismo, Something Dirty è un'ennesima occasione per proporre quadretti illustrativi di oggettistica kraut. Il gruppo si è aggiornato e si sente, eppure lo spirito resta quello irriverente dei primi giorni. A riprova che il passato non muore mai, ma semmai ritorna rivitalizzato, le scelte analogiche compiute. Inoltre, sul retro di copertina campeggia la radiografia trasparente che ha reso celebre il combo di Wumme sul fronte iconografico. Non si esce vivi dagli anni Settanta. Fantastici. (Davide Arecco)
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