I Deerhoof sono e rimangono uno dei migliori gruppi di avant rock devoluto degli ultimi ventanni. Dal noisepop infantile dei primordi hanno raggiunto imprevedibili vette riproponendosi come una versione ancora artsy del pomp-rock dei Blonde Redhead. La batteria da esplosiva figlia di Keith Moon, sempre davanti nei vecchi dischi, sta, lentamente, trovando un proprio ruolo al servizio del resto. Il cantato della giapponese Satomi, sempre meno bambina e sempre meno Yoko Ono, si è ritagliato una dimensione di classe nell'accorta e ricca produzione. Cambiati ancora una volta i chitarristi comprimari, i Deerhoof hanno un po' abbandonato quella follia da Gorge Trio e si sono votati completamente al servizio delle canzoni. Rimandi ai sixties più off, Beefheart in testa, condiscono le filastrocche marchio di fabbrica della band. Il disco più adatto per avvicinarli, per chi non è già uso alla ventennale Devo-luzione in atto nel rock underground americano. (Matteo Casari)





