Capita spesso di imbattersi in outsider che diventano istituzione. È il caso di Justin Vernon (Bon Iver). 4 anni fa Justin, ritualmente mollato dalla fidanzata, ha inciso da solo, in un capanno congelato, il suo esordio For Emma, Forever Ago. Era una cosa fragile e bellissima di voci (le sue) e chitarre (pure). Passa il tempo e ritroviamo Justin ospite di Kanye West, indaffarato in sperimentazioni varie (i Volcano Choir) con un secondo disco omonimo, necessariamente più pieno ed evoluto. Lo troviamo, pure, in prima fila tra i nuovi folk singer, osannato oltremisura da critica e pubblico. Non sono immeritate, le lodi. Ma Bon Iver, l'album, più che un punto d'arrivo suona punto di passaggio. Justin sperimenta arrangiamenti (dal soft rock alla timida avanguardia), velocità (dalla ballata pianistica al folk rock), identità. La vera prova del 9, resta domani. (Marco Sideri)

