Dopo i magnifici Futurists Against the Ocean (2005) e What You Don't Know Is Frontier (2008), arriva con la consueta cadenza triennale il nuovo Asva: gli americani si confermano, con un suono più scarnificato se lo si raffronta col passato, eppure capace di ammaliare, giocando con le sfumature e passando con disinvoltura da frangenti più pacati e semi-acustici ad altri maggiormente tesi. Presences of Absences ci regala un'ora di drone doom progressivo mooolto particolare, impreziosito da increspature hard folk e dark ambientali, nello stile dei Lotus Eaters. E' sempre difficile descrivere, la grande musica, e questo è uno di quei casi. Gli Asva sono oggi uno dei gruppi più personali, seri, controcorrente e coraggiosi in termini di sperimentazioni sonore e spirito d'avventura musicale. E' come se con questo disco il post rock fosse fatto passare attraverso enormi stanze d'eco. Per uscirne un'altra volta trasformato. Eccellente ed evocativa l'alternanza di voce maschile e femminile, così come l'uso 'liturgico' delle tastiere. Gli Asva sono se stessi, soprattutto sono 'veri'. (Davide Arecco)


