Inizialmente la scelta del titolo era ricaduta su Chickenfoot IV, ma poi la band ha deciso di chiamarlo Chickenfoot III. Chiamare questo disco semplicemente "II" era troppo banale per loro. La storia di questi quattro ragazzi " un po' " cresciuti continua e in maniera più che lieta: il primo Chickenfoot aveva lasciato presagire che questo gruppo fosse arrivato al punto che il suono e la musica doveva essere puro divertimento in sostanza; il secondo disco segue il copione del primo. La caratteristica disarmante che contraddistingue questo disco dal precedente è che i brani sono più contenuti, ma è semplicemente una questione di minutaggio poichè se pezzi come "Down the Drain", "Future in the Past", superavano la soglia dei 6 minuti, qui invece si superano a mala pena i cinque minuti; l'ispirazione, l'estro e le qualità di questi straordinari musicisti difatti rimane e viene brillantemente espressa quasi come una costante. Ciò che colpisce anche in questo Chickenfoot III ,o anche solo "III", è la presenza di ottimi spunti anche di uno stampo per così dire "hard blues" che porta a un compiacimento deciso di ascoltatori vecchio stampo ed è una cosa che si nota in quasi tutti i brani: dalla iniziale "Last Temptation", a pezzi come "Dubai Blues", "Up Next", "Lighten Up" (la chicca del cd) e al primo singolo "Big Foot", accompagnato da un'enorme pubblicità interattiva della band. Ci sono anche momenti più calmi come "Different Devil" e "Come Closer" e allo stesso tempo epici con "Something going wrong". Insomma, in altre parole altro centro di questo enorme supergruppo, peccato che nonostante che Chad Smith abbia scritto e suonato l'album, non lo potremmo vedere dietro ai tamburi a causa del tour con i Red Hot Chili Peppers anche se il progetto Chickenfoot pare sposarlo in maniera positiva e passionale; comunque a sostituire Chad nei concerti ci sarà Kenny "prezzemolo" Aronoff, batterista anche tra i tanti di Vasco Rossi, Meat Loaf e Cinderella. (Luca Cerbara)




