Dopo il sorprendente esordio nel 2009 con Baby Darling Doll Face Honey e l'EP Friends del 2010, i Band of Skulls tornano con un album completo e maturo, più intimo e raccolto ma che non dimentica la carica incendiaria del buon garage. La voce di Emma Richardson è morbida e avvolgente. Il potente tappeto ritmico di Matthew Hayward incede con un timbro cupo, quasi stoner e sabbathiano nella title track, trascinata dal riff vibrato di Russell Marsden. I tre inglesi ci regalano piccole gemme zeppeliniane (sempre Sweet Sour), s'inoltrano in radure di tranquillità che confinano con Woods delle Sleater- Kinney, e marciano con la potenza sferragliante del rock (Devil Takes Care of His Own); costruiscono minuscole perle melodiche che potrebbero essere interpretate da PJ Harvey (Lay my Head down; Navigate) o diventano scanzonato come un Josh Homme di buon umore (You're not Pretty but You Got it Going on), per poi scivolare in suite noise alla Sonic Youth (Close to Nowhere). (Elena Colombo)


