Dopo la consacrazione a nome indie-importante con l’opera folk Hadestown, Anaïs Mitchell si trovava ad affrontare il difficile compito della riconferma ad alto livello senza il cast di voci e bei personaggi del lavoro precedente (da Ani DiFranco a Justin Vernon). L’esame viene indiscutibilmente superata e la scelta giusta sta nell’aver continuato a pensare in grande. Young Man In America è un disco a tema (il titolo è piuttosto chiaro) costruito su canzoni vigorose che spesso scelgono tono solenne e andamento da ballata folk; se il piglio sonico può far pensare a Metals di Feist, a livello di intenzioni siamo più vicini al ‘passato sempre presente’ di Laura Gibson e Low Anthem. Unica piccola controindicazione è la voce sottile e a tratti monocorde della Mitchell; saggia perciò la scelta di supportarla qua e là con cori maschili. (Antonio Vivaldi)


