I pregiudizi (anche se dirlo chiaro e tondo non sta bene) sono parte integrante di ogni sano percorso musicale. Opinioni istintive, immotivate e partigiane che rendono il parlare di musica interessante e, spesso, sono poi verificate dai fatti. Ammettiamo, dunque, che l'anticipazione per questo esordio solista di Craig Finn (voce e penna degli Hold Steady) non era stellare. Un altro front man rock in cerca di suoni intimi e veri? Mamma mia. Craig fortunatamente qui evita (quasi sempre) la ballata autoriale in favore di una versione semplicemente più magra della musica del gruppo (per chi non li conoscesse: una versione rock dello Springsteen nato per correre). Usa le forme e i suoni (dal country, a qualche ombra soul) con giudizio e ironia (New Friend Jesus) e sparge tra le note quell'entusiasmo che mancava alle ultime prove del gruppo-madre. Figliol prodigo. (Marco Sideri)


