M(att) Ward ne ha fatta di strada. A fine secolo scorso era un chitarrista disordinato e a bassa fedeltà, pupillo di Howe Gelb, dedito a quella frontiera immaginata e alternativa che riportava il folk e il country sulla cartina della musica cosiddetta indipendente. Era bravo, MW, a suonare e a scrivere, e manco poco. Lo troviamo a quasi quindici anni di distanza in copertina in controluce su Wasteland Companion, e l'acqua passata sotto i ponti si sente tutta. Non più (solo) folk ma pop raffinato, con sfumature che lambiscono Roy Orbison e suoni immacolati. Non più bassa fedeltà, dunque, ma morbidezze d'autore, con rimandi al suo altro progetto, quegli She & Him divisi con l'attrice/sirena Zooey Deschanel. Lo troviamo quasi perfetto, a dire il vero. Ma la perfezione, si sa, può annoiare. E qualche volta succede anche qui. In un disco ineccepibile ma spento. (Marco Sideri)


