Sono ormai tanti anni, almeno dalla fine dei ’90, che Andrew Bird porta avanti la sua carriera di cantautore e virtuoso del violino; una carriera apprezzata, ma per certi versi leggermente ai margini: è infatti solo con Armchair Apocrypha che, nel 2007, Bird ha cominciato a farsi conoscere con le sue melodie pop-folk che a volte partono in direzioni imprevedibili e i suoi arrangiamenti cameristici. Break It Yourself potrebbe rappresentare un passo ulteriore, se non verso il successo, almeno verso un riconoscimento più ampio. A Bird non manca l’ispirazione: Dance Caribe mescola in modo perfetto ritmi afro-caraibici con un violino folk reminiscente d’Irlanda; Give It Away richiama David Byrne; Lusitania è una collaborazione con St. Vincent dai toni country; Sifters è notturna e minimalista; gli oltre otto minuti di Hole in the Ocean Floor ci dicono che il musicista non ha intenzione di rinunciare alle sue peculiarità a base di melodie fischiettate e glockenspiel. Forse Break It Yourself non è un disco che suscita entusiasmi smodati, ma sa avvolgere e conquistare l’ascoltatore. (Marina Montesano)



