Sette anni dopo Notes On: Love (che non era un disco leggero), Petra Jean Phillipson calca ancor più la mano con Notes On: Death. Diviso in un cd 'noir' (più fosco) e in uno 'blanc' (più aereo, si fa per dire), l'album potrebbe sembrare al tempo stesso peso e supponente. Il fatto che non lo sia, o lo sia solo un pochino, è in effetti un piccolo miracolo. Se il disco bianco viaggia tra il favolistico e il metafisico rurale facendo sovente pensare a Joanna Newsom, la sua controparte nera suona compattamente fosca ma anche coinvolgente e in più punti incalzante come nelle pagine migliori del folk apocalittico alla Current 93. Certo, i dieci minuti iniziali per tuba e poco altro sono un bell'ostacolo anche per un ascoltatore motivato al cupo e qualche passaggio 'chiaro' suona un po' vago: un singolo cd con il meglio dei due colori avrebbe reso più incisivo il contrasto. (Antonio Vivaldi)


