Se uno si chiama Yannis Noya Makrigiannis ed è danese, c’è da immaginare che faccia una musica un po’ ‘scissa’. Al contrario, il secondo album da lui inciso a nome Choir Of Young Believers, ha soprattutto il merito di fondere in un insieme corposo e ben controllato un bel caleidoscopio di situazioni e sensazioni diverse. Ad esempio, Sedated ha falsetti e andamento alla Aztec Camera accostati a pop radiofonico anni ’70 e passaggi vagamente mediorientali, mentre Paralyse cita spudoratamente la ritmica motorik dei Can sovrapponendogli però un canto trasognato e facendolo sfumare in una lunga coda psych-folk alla Devendra Banhart. Ora che si è dimostrato colto, elegante e intelligente, Makrigiannis potrebbe per il futuro provare a essere meno debordante e a scrivere melodie normalmente belle; il talento non gli manca di certo. (Antonio Vivaldi)


