
Dopo l’abbuffata live, culminata con i concerti di Halloween, dove la band rifà per intero capolavori come il White Album dei Beatles o Quadrophenia degli Who, i Phish tornano in studio per un album che (quasi) nella sua totalità ritorna ai livelli eccelsi dei primi lavori. Dall’iniziale Pebbles And Marples, passando per Seven Below e Walls of The Cave, il fattore X diventa la lunga, straripante, jam strumentale in cui i padroni di casa spopolano come ai vecchi tempi. La conclusiva Waves, poi, fa praticamente piangere dalla gioia per tutti i suoi undici minuti.
Qualche canzoncina ancora c’è, come la country Mexican Cousin o l’anonima 46 days, ma il resto, comprese le ballate, è a livelli stellari.
(Massimo Villa)