Un'occhiata a una qualsiasi copertina in bianco e nero dei Dakota Suite, alias Chris Hooson e amici del caso coinvolti nel progetto dovrebbe già dare buone indicazioni sul contenuto: indie pop rallentato ed umbratile, malinconico come un pomeriggio passato a guadar battere la pioggia sui vetri (tempo personale permettendo, si intende), vitale come una passeggiata in sanatorio. Eppure il signor Hooson racconta che questo "una vita quasi avvolta nel silenzio" - a proposito di allegria contagiosa- è di gran lunga il lavoro più "positivo" uscito dalla sua penna intinta nel Prozac. Ed è perfino vero: perché anche se il gorgo implacabile dello slow tempo e degli arpeggi è il medesimo di sempre, qualche pallida pennellata di colore rischiara qua e là il buio. Finendo per restituire il lavoro più convincente di sempre di Dakota Suite. (Guido Festinese)


