Ancora preposizioni ed avverbi elettrificati per portare avanti un lungo discorso. Gli Wire non sono mai stati delle pop(?) star a livello mondiale, piuttosto dei corretti e coerenti soprattutto arrangiatori di parole, suoni e rumori, che restituiti alla forma canzone, hanno ben seminato in chi ha ascoltato. Adesso, dopo un live dove il permesso di stonare apertamente introduce Colin Newman nell'empireo della genialità, ovvero l'espressione sovrasta la forma, ecco arrivare questo (nuovo) lavoro, tredici tracce che erano nei loro cassetti celebrali, forse anche su qualche appunto cartaceo, nel periodo 79/80 e sono finalmente state messe su supporto. Inutile dire che rispetto alla media che c'è in giro il senso di astrazione temporale che si riscontra nell'ascolto è assoluto : mai stati vecchi e adesso non più giovani, cristallizzati in un'ambra del tutto personale i tredici brani scorrono nella conoscenza e nella meraviglia, per chi ancora c'è e per chi c'era. Poco importa abbiano perso per strada già da diverso tempo un quarto del loro combo e che la sostituzione sia atipicamente generazional popolare, ancora il contrasto tra le melodie armoniose ed il rumore bianco seduce e non tradisce. Inutile segnalare l'emergenza di un brano sugli altri , da prendere compatto. Compatto disco. Ancora, ancora. (Marcello Valeri)

