Questo scatenato assieme britannico, quasi un collettivo anarchico, "guidato" dal polistrumentista Justin Greaves, dimostra ancora una volta di procedere con una marcia in più. Lo abbiamo scritto altre volte, i Crippled evocano sempre l'intero mondo sonoro floydiano, con particolare riferimento alla verace semplicità della colonna sonora "Obscured By Clouds" (ma non solo ovviamente), e all'utilizzo dei più svariati effetti sonori e di molte voci fuori campo; e poi continuano a mescolare sapientemente, anche loro (come altri) in chiave post moderna, sia contemplativa del passato che profeticamente e combattivamente visionaria, una massiccia dose di progressiva psichedelia floydiana (appunto), un certo quantitativo di noise, con roboanti impalcature sonore ad opera di chitarre elettriche saturate suonate a tutto braccio (micidiale a questo proposito l'uno due iniziale di questo nuovo album, con prima la quieta e placida "Sweeter Than You", cover di un brano del 1959 interpretato da Ricky Nelson, quasi una linea di confine tra un prima e un dopo, seguita poi dall'improvviso e incendiario "guitar attack" di "No! Part 1"), una particolare sensibilità da intenso post rock millenaristico, aggiunta a qualche andatura grunge/punk e a sporadici toni dolenti e crepuscolari tipici dei Radiohead di Thom Yorke (si presti attenzione in quest'ultimo senso a "Wake Me Up When It's Time To Sleep"). Come accade anche in quest'ultimo progetto, è poi sempre molta la loro attenzione alla costruzione di un vera e propria struttura interna all'album, dal curato e coerente impianto formale e narrativo. Non tutto è completamente digeribile, o meglio convincente (manca, per esempio, qualche intuizione melodica in più, una maggiore fluidità, una minore macchinosità), ma occorre comunque il momento adatto per immergersi in questa musica così ribollente, tumultuosa, anche ottusa (nel senso positivo del termine), e come portatrice di oscuri presagi: nel centenario dalla "detonazione" della prima guerra mondiale, il gruppo sembra prefigurare una prossima e imminente apocalisse. Sono comunque da ascoltare, senza esitazione, la già citata "No! Part 1", "No! Part 2", e "Northern Comfort", che indugiano tutte sulla stessa successione di accordi o sulle medesime cadenze armoniche, un po' come accadeva nel floydiano "The Wall", ma come avviene sostanzialmente in tutto questo "White Light Generator"; e poi "You'll Be Murdered", anch'essa sprofondata in quel paio di accordi fondamentali, e singolarmente non lontana da certa formulaicità folk della Willard Grant Conspiracy (con anche una sezione di ottoni in evidenza, non si sa se autentica o sintetica); e ancora la ballatona "We Remember You", distinta da un fulminante solo (non l'unico di questo lavoro) di Karl Demata, che, come al solito, riesce a suonare alla stregua di un David Gilmour appartenente ad un lontano futuro arcaico. Non siamo di fronte alla "purezza" estetico-stilistica del "nuovo" rock progressivo dei Porcupine Tree, ma al genuino e impetuoso magma di un rock che ritrova il carisma della sua classicità e imprevedibilità, le sue inquiete e avvincenti ballate, rinnovando così la magia della propria epopea. Agguerriti. (Marco Maiocco)


