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Rock Recensioni BÉLA FLECK/ABIGAIL WASHBURN - Béla Fleck & Abigail Washburn
 

BÉLA FLECK/ABIGAIL WASHBURN - Béla Fleck & Abigail Washburn BÉLA FLECK/ABIGAIL WASHBURN - Béla Fleck & Abigail Washburn Hot

fleckBéla Fleck, newyorkese, residente a Nashville, universalmente riconosciuto come il miglior suonatore di banjo del pianeta o poco ci manca, e che nel 2011 ha addirittura composto e inciso per la Deutsche Grammophon un concerto per banjo e orchestra sinfonica (nella fattispecie quella di Nashville) dal titolo "The Impostor", rappresenta l'università, l'accademia di questo strumento a corda di derivazione africana (il banjo appunto), così caratteristico della musica popolare americana (country, bluegrass, blues, old time music). Bèla deve il suo nome al celebre compositore ungherese Béla Bartók, che dal punto di vista di un illuminato musicista classico molto si è occupato di musica popolare, quella della misteriosa regione dei Carpazi in particolare, così intrisa di influenze bulgare, rumene, slovacche, oltre che ungheresi (si intende). Ma se Bartók, anche alla luce di fondamentali, serie e profonde ricerche etnografiche, si è "limitato" a conferire un carattere (diciamo) più esotico ad alcune delle sue (comunque) rigorose, per quanto avanzate, composizioni classiche (nobile tentativo di colmare quel solco tra accademia e folklore, venuto ad allargarsi sempre di più in Europa, quella del continente si intende, a partire dal '700 con l'avvento dell'era classica e della sua più sofisticata astrazione), Fleck è da sempre in tutto e per tutto un musicista folk e popular, anche se uno dei più coraggiosi e visionari. Uno straordinario virtuoso, che ha saputo rinnovare la tradizione (soprattutto alla guida dei suoi Flecktones), sia dal punto di vista estetico, linguistico, e stilistico, sia dal punto di vista prettamente musicale: colte e pregevoli le sue capacità compositive, dedite ad una composizione spesso complessa e articolata, e funamboliche, vorticose, spesso strabilianti, le sue abilità tecniche (senza precedenti nel suo campo). Tutte qualità sostenute da una creatività e una sapienza armonica degne di un jazzista di vaglia, e da un controllo cromatico sulla tastiera del proprio strumento all'altezza del miglior pianista classico (si ascolti qui la sua incredibile "New South Africa"). Sua moglie, la più giovane Abigail Washburn, dall'avvincente vicenda personale e qui assoluta protagonista al banjo e al canto, è invece una campionessa del cosiddetto clawhammer style, oltre ad essere una folk singer ammaliante. A differenza del più diffuso metodo classico (un finger picking arpeggiato con movimento delle dita dal basso verso l'alto e del solo pollice dall'alto verso il basso), da cui prende le mosse lo stesso Béla Fleck (anche se per la verità storicamente più influenzato dal moderno e all'epoca della sua comparsa rivoluzionario three-finger-style, che comunque prevede il medesimo movimento delle dita, introdotto negli anni '40 del secolo scorso dal leggendario Earl Scruggs, scomparso un paio d'anni fa), nel clawhammer style sono sostanzialmente solo l'indice e il pollice ad essere utilizzati, e come fossero gli "arti" di un martello a tenaglia, con il risultato di un "colpo" assestato dall'alto verso il basso, a determinare un forte effetto ritmico (nel caso di Abigail Washburn comunque molto discreto e raffinato). Non è la prima volta che i due incidono insieme (era già avvenuto nel primo disco solista di Abigail "Songs of the Traveling Daughter" e nel - di nuovo - primo disco di un'altra creatura della Washburn: lo Sparrow Quartet), ma è la prima volta che registrano un album interamente in duo, a tu per tu. Un lavoro fondato su un serratissimo, smagliante, a tratti esaltante, e compiuto dialogo (ricco di continui scambi e intrecci), che nulla fa mancare all'ascoltatore, all'interno del quale sono in bella evidenza i differenti stili dei due: la delicata e puntuale ritmicità di Abigail e l'imprevedibile, acrobatico funambolismo di Fleck. Un disco registrato a Nashville, direttamente nello studio di casa, con l'aiuto di qualche "raddoppio", sospeso tra la tradizione (pensiamo alle efficaci e raffinate riproposizioni di brani come "Railroad", "Pretty Polly" o "What Are They Doing In Heaven Today?"), alcune composizioni originali (splendide, per esempio, in aggiunta alla già citata "New South Africa", la fiera e ancestrale "What'cha Gonna Do", la strumentale "Banjo Banjo", e la scanzonata e finale "Bye Bye Baby Blues"), e un omaggio alla musica di Bartók, con un paio di estratti dalla sua monumentale raccolta "For Children", famosa serie di brevi composizioni per pianoforte, ideate a partire da brani della tradizione ungherese (prevalentemente) e slovacca. Preziosi. (Marco Maiocco)

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BÉLA FLECK/ABIGAIL WASHBURN - Béla Fleck & Abigail Washburn 2014-11-14 13:50:29 Fausto Meirana
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Fausto Meirana Opinione inserita da Fausto Meirana    14 Novembre, 2014
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