Nuova fatica per Anaïs Mitchell, cantautrice e folk singer di talento, a tratti cristallino, nata in una fattoria nelle campagne del Vermont, anche se da lì presto trasferitasi. Un lavoro più autobiografico del solito questo suo ultimo "Xoa", che abbandona un certo tipo di progettualità tematica, che fino a qui aveva contraddistinto la produzione della Mitchell (si pensi alla rivisitazione in "Hadestown" del mito di Orfeo ed Euridice o alla più recente riproposta delle famose "Child Ballads" nell'omonimo album di neanche un paio d'anni fa), per raccogliere in chiave semplicemente antologica una serie di composizioni vecchie e nuove, più intime e personali, degnamente interpretate in solitaria, sulla scia di opportuni "arrangiamenti", con l'ausilio della sola voce e della chitarra. Un album davvero intenso e piacevolissimo, che ha il solo difetto di indulgere un po' troppo (o forse solo un poco, in realtà siamo più di fronte alla testimonianza di una raggiunta maturità) in quei comuni e paradossalmente incolori (perché appiattenti) "ammiccamenti commerciali", che oggi vanno tanto per la maggiore: la Mitchell incanterebbe lo stesso e sarebbe ancora più espressiva con qualche infantile "birignao" in meno, ma siamo di certo ingenerosi. (Marco Maiocco)


