Ci sono voci che si impongono, perentorie, al primo ascolto. Perché portano l'alito fresco della libertà, la scaturigine profonda dell'insofferenza per chi si ammanta di gelide ragioni di stato per negare esistenza agli altri. Aziza Brahim è la voce, l'ambasciatrice, il dito puntato del popolo Saharawi contro l'indifferenza del mondo. Ancora oggi se provate a chiedere a qualcuno dov'è quella gente, vedrete facce perplesse. Sono una stato negato, come la Palestina, e sono gli abitanti originari del Sahara occidentale. Vessati, imprigionati, racchiusi in campi precari che poi diventano definitivi dal Marocco. E dai complici silenti d'Occidente. La stessa Aziza è cresciuta in un campo. Poi ha fatto base a Cuba, infine, sede definitiva, a Barcellona: il motivo per cui sentirete assertive canzoni anche in spagnolo, qui. La musica è un sontuoso trance blues desertico, infittito di apporti di grandi musicisti dall'Africa occidentale a chitarre e percussioni, e con la la produzione del Principe acquisito del desert rock, Chris Eckman dei Walkabouts, uno che con certe note trasversali ed “etniche” (Dirt Music, Tamikrest, Bassekou Kouyate) ha trovato modo di dar nuova linfa alla popular music. (Guido Festinese)


