Luciano Federighi è uno dei “tesori nascosti” delle note in libera declinazione afroamericana della Penisola. Lo guardi da fuori, e vedi un simpatico colosso barbuto di mezza età che disserta con amabile ed enciclopedica sicurezza di ogni rivolo delle note blu, specialmente quelle che hanno a che fare con gli aspetti più vari della vocalità, ed infatti il Nostro professore e ricercatore è. Poi quando mette le mani su una tastiera, o gli viene un'idea, si trasforma in una perfetta macchina da costruzione di memorabili blues a stelle e strisce, e non solo. Perché dalla sua ha anche un vocione da baritono attraversato da insospettabili armonici al miele, insomma, un Howlin’ Wolf che ha anche la dolcezza di un micio. Questo è l’ultimo disco, e al solito “Big Luciano” si fa aiutare da gente scaltrita che ha un piede nel jazz, e uno nel blues ed affini: vale a dire Michela Lombardi alla voce, Alessio Bianchi alla tromba, Dave Moretti all'armonica (e che armonica!), Andrea Garibaldi al piano, Tiziano Montaresi alla chitarra, Mirco Capecchi al basso. Sedici brani uno più bello dell’altro. E se qualcuno vi dice che non esiste una via toscana al blues, fategli ascoltare questo disco senza dirgli nulla. (Guido Festinese)


