Quest’autunno di Mark Kozelek (Red House Painters, Sun Kil Moon e mille altri piccoli luoghi musicali) è perversamente affascinante. Non sarebbe onesto (anche considerando l’onestà media di un recensore) consigliare ogni tappa del percorso come essenziale. D’altro canto, è l’insieme dei lavori che MK pubblica a restituire l’immagine (affascinante appunto) di un autore scorbutico e logorroico, nostalgico e ispirato, eccessivo e sicuro di sé: un autore degno di tale nome. Questo disco è Mark e un pianoforte a cantare classici (perlopiù classici-classici: c’è Moon River, per dire) con un piccolo gotha della musica indipendente americana a fare le seconde voci (Will Oldham, i Low). La voce è quella di sempre, il pianoforte dona un tono melodioso e sentimentale al procedimento, il fascino c’è tutto. Un capolavoro? Neanche per sogno. Tuttavia. (Marco Sideri)


