La verità, subito: questo è il miglior disco dei Tangerine Dream da almeno una decina d'anni a questa parte. Idee, scampoli di melodie pentatoniche affascinanti da quattro, cinque note che si rincorrono e deflagrano come piccole supernova, il battito fremente dei sequencer. In pratica una macchina del tempo un po' aggiornata che riprende le piste siderali di Rubycon e Stratosphear, eppure qualcosa è cambiato. Altra verità, allora, e dura da sopportare: questo è il primo disco dei Tangerine Dream in cui non ci sia in formazione neppure uno dei fondatori del seminale e visionario ensemble che inventò, assieme ad altri pionieri, la musica elettronica in Germania, quattro decenni fa. Edagar Froese se n'è andato un paio d'anni fa. Aveva fatto in tempo ad abbozzare idee e punti centrali di questo disco, il primo di una serie che avrebbe dovuto indagare, in suono, misteri e paradossi della fisica quantistica. Le idee le hanno riprese in mano Thorsten Quaeschning, Ulrich Schnauss e Hoshiko Yamane, già da tempo in formazione. Hanno germinato, sono diventate pura bellezza. Froese può esser fiero dei suoi “ragazzi di bottega”. (Guido Festinese)


