Il suo Are We There, oltre ad aver convinto mezzo mondo, diventò anche disco dell’anno su queste pagine nel lontano 2014, superando forse qualche pregiudizio, ma con scioltezza. Quel disco era, tutto sommato, un disco di chitarre e malinconia, di amori e dolori. In questi anni poco è cambiato,e la Van Etten ha cercato altri percorsi, da attrice a madre. Quest’ultimo aspetto ricorre nella confusione della cameretta in copertina, un caos che mette allegria. Per Remind Me Tomorrow, la cantautrice americana ha scelto un produttore, John Congleton, dalla mano un po’ pesante sul versante elettronico.
Le canzoni sono perciò adornate da strati e strati di tastiere, soprattutto sintetiche e minacciose; un bordone continuo che mette a prova i woofer (e il vostro sfortunato vicino di casa). Ancora una volta, però, Sharon colpisce nel segno con i suoi brani, dove non è mai chiaro quanto ci sia di autobiografico e quanto di finzione artistica; le ottime melodie, e la voce (quasi sempre doppiata da quella di Heather Woods Broderick) si sposano con le architetture sonore guidate da Congleton, che sforano i confini musicali fino a toccare i suoni dell’hip hop e del nuovo soul. Remind Me Tomorrow, nonostante l’uscita precoce, candida nuovamente Sharon Van Etten ad artista dell’anno, se qualcuno/a non farà meglio... (Fausto Meirana)



