“Che spreco, la giovinezza affidata ai giovani” dice il titolo di una canzone e ci sembra, di questi tempi, di poter condividere questo pensiero; il secondo disco della nuova vita discografica di Michael Chapman è più denso e meditativo del recente “50”; i prime tre brani sembrano indagare l’oscuro del tempo, della mortalità, poi il disco si sblocca, anzi si libera con lo strumentale Eleuthera, pur rimanendo di un’intensa cupezza. C’è però spazio per uno sguardo sereno verso un ragazza che canta, nel valzerino country di Full Bottle, Empty Heart. Anche True North è prodotto dal chitarrista e cantautore americano Steve Gunn, che coordina e suona nel piccolo gruppo di musicisti. Oltre ai due ci sono il mago della pedal steel B.J. Cole, il violoncello di Sarah Smout e la voce di Bridget St.John. Il gruppo è affiatato e compatto, lo studio, nella pace del Galles, deve essere un luogo caldo e familiare. Il nord del titolo ha il significato di “giusta direzione”, e Chapman cerca di portarci là, tra le incertezze e gli interrogativi della vita, con la sua chitarra e una voce aspra e dolente. (Fausto Meirana)




