| 18 Giugno 2011
Il secondo, il mitico Defe, era stato relegato, per non provocare troppi danni, al piano superiore (quello della trave infame), con un compito di pre-contabilità e di rimpiazzo dei lp che si trovavano sopra. Descrivere Defe a chi non lo conosce non è facile, posso solo fornirvi alcuni suoi tipici comportamenti.
Con lui era facile che potessero avvenire episodi come questo: stavamo parlando, lui davanti e io dietro il banco, mi chiede una cosa e io, mentre gli rispondo, mi abbasso per mettere a posto i sacchetti verdi per i lp. Fatta l'operazione, sempre parlandogli, mi rialzo e mi vedo davanti non la faccia di Defe, ma quella di un cliente, che mi guarda perplesso pensando che io mi sia rimbambito precocemente (all'epoca ero ancora giovane), perché quando è entrato io ero solo in negozio e stavo parlando non si sa bene con chi: Defe se ne era andato, come sua consuetudine, a metà del discorso. Altro episodio: dicevo che era suo compito fare i rimpiazzi dei vinili venduti; una sera gli do da mettere a posto, tra gli altri, un lp dei Cure. Il giorno dopo un cliente mi chiede proprio quel disco. "E' nella casella" rispondo. "Ho già guardato e non c'è". "Il solito rinco che non trova i dischi" penso; vado a vedere e il lp effettivamente non c'è. "Deffffeee" urlo da sotto la scala; lui scende e a colpo sicuro si dirige verso la casella dei Joy Division e torna con l'album richiesto; questo è lo straordinario: può capitare di sbagliarsi, ma lui il giorno dopo ha cercato il vinile esattamente dove lo aveva messo per errore la sera prima e non perché se lo ricordasse (la sua memoria, ve lo assicuro, non è mai stata prodigiosa).
Ecco nella foto a destra Defe in una sua esibizione sciistica (pensava che gli sci servissero per andare in salita e non in discesa).
Altro episodio. All'ora di chiusura il suo compito era di tirare giù la serranda fino a una certa altezza per fare capire ai clienti che era l'ora di andare; gli avevo sempre detto di stare attento a lasciarla ad un'altezza sufficiente da consentire ai ritardatari di passarci tranquillamente sotto. Quella sera era rimasto solo un cliente con occhiali spessi e col cognome di un presidente della Repubblica degli anni '60; paga e fa per andarsene. Io mi appresto a fare le chiusure di cassa, ma in quel momento sento una botta tremenda, mi giro e vedo il cliente vacillare, "adesso cade" penso, invece no, si riprende, passa sotto la serranda tirata da Defe esattamente a livello testa, esce, rientra subito e sbotta "non capisco questa ca..o di mania dei negozianti genovesi di tirare giù la serranda quando ci sono i clienti ancora in negozio". Si riabbassa e se ne va definitivamente, nel senso che per anni non lo vedrò più: probabilmente la botta in testa gli ha fatto perdere la memoria e per un po' non si è più ricordato la strada che porta al negozio, anche se a dire il vero ho temuto che fosse parente del sopraccitato Capo dello Stato e che pensasse a una qualche vendetta.
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