In un’intervista rilasciata a Down Beat qualche anno fa, a Dizzy Gillespie fu chiesto quale fosse il trombettista che più gli piaceva ascoltare. Rispose facendo il nome di Charles Tolliver. Con questa premessa i più avvertiti sapranno già come suonerà questa big band che il sessantacinquenne strumentista di Jacksonville ha rodato la scorsa estate (raccogliendo consensi anche dall’austero New York Times) e che ha poi portato in sala d’incisione per un disco tutto energia e swing. Tolliver, che potrete ascoltare in tre belle incisioni degli anni ’60 di Jackie McLean ad esempio (“It’s time”, “Action”, “Jacknife”, tutti Blue Note) o più recentemente in “Time lines” di Andrew Hill, è certamente influenzato da Clifford Brown e Freddie Hubbard, ma capace comunque di distinguersi per fluidità, brillantezza e inventiva oltre che per doti compositive: dei sette brani presentati solo “Round midnight” (una versione apparentemente compassata che si trasforma in un entusiasmante sfilata di assoli) non proviene dalla sua penna. Tutti temi che permettono alla band di esprimere al meglio il suo potenziale in fatto di dinamica e velocità (come nella mingusiana “Right now”) e ai solisti di dimostrare tutto il loro valore; manca una ballad che permetta di tirare un po’ il fiato, ma se volete un disco di hard-bop per orchestra questo è senza il dubbio il titolo per voi. (Danilo Di Termini){mos_sb_discuss:11}





